Adolescenti e omosessualità

E' l'adolescenza il periodo in cui la maggior parte delle persone diventa consapevole del proprio orientamento sessuale e affettivo (eterosessuale, bisessuale o omosessuale).
Cosa significa per un adolescente sentire di essere attratto affettivamente e/o sessualmente verso persone dello stesso sesso? Come può affrontare la domanda fondamentale dell'adolescenza ("Chi sono io?") in un contesto relazionale, sociale e culturale più o meno omofobico?
Gli adolescenti glbt, con i loro bisogni e angosce, devono affrontare specifiche sfide psicosociali che possono ostacolare oppure favorire un'esperienza di sè come persone gay, lesbiche, bisessuali e trans.

gallucci psicologo torino

Come abbiamo visto, l'orientamento sessuale si riferisce a una dimensione fondamentale del Sè, quella dell'identità e delle relazioni, e il silenzio (sfumato di riprovazione) è la risposta che più spesso persone gay e lesbiche ricevono dall'ambiente: di certe cose è meglio non parlare perchè riguardano la sfera della sessualità, che così viene ridotta, svalorizzata e alimenta il tabù.
Attraverso il silenzio, gli adolescenti gay e lesbiche costruiscono un'immagine di sè in relazione all'altro che li vede a rischio di rifiuto nel caso si rivelassero per quello che autenticamente sono.

Potersi rispecchiare nell'immagine che gli altri ci rimandano è essenziale, a maggior ragione quando si è in fase di strutturazione della propria identità.
Ed è proprio attraverso il silenzio degli adulti significativi, che gli adolescenti glbt imparano a nascondere una parte fondante di sè. Imparano a controllare costantemente i propri comportamenti, eliminando, falsificando o cambiando (magari solo in pubblico) tutto ciò che potrebbe rivelare la loro identità.

In questo modo non esprimono i loro vissuti e sentimenti, omettendo in modo invalidante una parte così fondamentale del proprio essere.

La prima attrazione affettiva e sessuale può essere dunque spesso accompagnata dal vissuto della diversità, non solo dai coetanei o dalle aspettative degli adulti, ma anche da ciò che è comunemente considerato "normale" e "naturale" ("Non sono come si dovrebbe").
Se l'omosessualità è considerata devianza, peccato, malattia, problema, qualcosa di cui è meglio tacere, l'adolescente omosessuale è obbligato a chiedersi "Che cos'ho che non va?".

Se il contesto trasmette rappresentazioni negative dell'omosessualità, l'adolescente non può che assorbire questi significati, in particolar modo come identità in costruzione, molto più vulnerabile e sensibile alle definizioni esterne.
Al processo esterno di omofobia sociale ne fa riscontro uno interno in cui la persona sente di avere una parte di Sè non amabile e degna di valore, e prova emozioni come la colpa (che si focalizza su quello che si fa o non si fa e sulle sue conseguenze delle azioni) e la vergogna (che punta invece direttamente su ciò che si è, sul nucleo profondo del Sè come oggetto di valutazione negativa).
I ragazzi glbt rischiano quindi non solo di assimilare parti di Sè con significati estranei e negativi, ma anche di dubitare della "naturalezza" e autenticità di quello che sentono.

In presenza di forti pregiudizi sociali, gli adolescenti glbt rischiano di avere compiti evolutivi in più rispetto ai loro coetanei eterosessuali: in primis la decostruzione degli stereotipi culturali sull'omosessualità con cui devono necessariamente confrontarsi, e imparare a gestire il vissuto di pericolo a cui lo svelamento della loro identità li espone.

Le caratteristiche del contesto relazionale e sociale risultano quindi decisive per uno sviluppo equilibrato e sereno.
Esperienze di rifiuto, critica, aggressioni verbali o fisiche nei contesti dei pari, della famiglia, della scuola e delle altre agenzie educative e sociosanitarie che hanno a che fare con gli adolescenti, amplificano il vissuto di diversità e solitudine che minaccia le capacità relazionali e l'autostima (lo confermano i risultati delle ricerche secondo cui i giovani glbt presentano un maggior rischio di tentati suicidi e uso di sostanze stupefacenti).

Il punto di vista dei figli glbt
Confrontarsi con la propria omosessualità è un processo che comporta contemporaneamente la consapevolezza di essere diversi dalla maggioranza, che questa diversità è giudicata spesso in modo negativo e che non si è stati immaginati e desiderati come omosessuali dai propri genitori.

L'emozione predominante degli figli glbt è la paura: di essere rifiutati, di deludere i genitori, di perderli, di farli soffrire, di non essere legittimati a poter chiedere loro aiuto.

Chi nella storia familiare ha uno stile di attaccamento relazionale insicuro, preferisce modalità distanzianti, come per esempio relegare questa parte di sè in uno spazio privato e non condiviso all'esterno. Alcuni si dedicano allo studio, come per compensare un difetto, per sentirsi amabili e meritevoli di accettazione. Altri fanno della diversità una propria cifra "eccentrica" per attirare l'attenzione. Altri si mantengono su un livello più superficiale e impersonale, parlando sempre di altro e mai di sè. Altri ancora mettono una distanza anche fisica dai propri genitori, si trasferiscono altrove approfittando di motivi di studio o lavoro, per sentirsi più liberi.

Ma gli aspetti sospesi e non risolti rimangono, richiedono un notevole impegno di risorse cognitive, emotive e affettive che alimentano, anche sul lungo periodo, ansia, rabbia, senso di colpa e insoddisfazione.

C'è poi chi lancia segnali ai genitori per verificare le possibili reazioni, chi lascia "inavvertitamente" tracce per casa con la speranza che se ne accorgano, si interessino o facciano domande. Indipendentemente dalla loro reazione, tutti però hanno l'aspettativa che comunque non saranno apprezzati per il loro orientamento omosessuale, che i loro genitori non li avrebbero voluti così.

I figli glbt hanno dunque bisogno di potersi pensare nonostante quello che gli altri, genitori compresi, pensano, permettendosi anche di deluderli.
Gli adolescenti hanno bisogno di sentire la fiducia che il rapporto con i genitori non sarà distrutto dalla rivelazione del loro orientamento affettivo-sessuale, anche nel caso in cui la reazione iniziale sia di rifiuto e negazione.

Ciò è favorito se l'adolescente gay o lesbica ha a disposizione delle fonti alternative di sostegno nella rete sociale
Anche conoscere altri coetanei omosessuali aiuta ad affrontare il senso di diversità e isolamento.
Se incontra a scuola, nei luoghi ricreativi e di sport che frequenta, nei media, adulti e istituzioni che inviano messaggi positivi sull'omosessualità, allora è facilitato nel costruire un senso di sè degno di amore e rispetto.

Il punto di vista dei genitori
Spesso i genitori riguardo ai loro figli hanno degli schemi di vita ben definiti, desiderano che seguano i loro principi e la loro strada, e l'omosessualità non ne fa parte.
La rivelazione del'omosessualità di un figlio infrange delle aspettative, in modo particolare nelle famiglie in cui l'adesione alle norme e la rispettabilità sociale sono temi importanti.

Rispetto all'imprevisto dello svelamento dell'omosessualità di un figlio, le reazioni emotive di difesa sono variabili ma comunque intese: incredulità e negazione ("Sei sicuro?/Non è possibile/è solo una fase"), senso di colpa ("Dove ho sbagliato?"), spostamento di responsabilità ("Sei stato influenzato/a da ..."), rabbia, tristezza ("Non avremo dei nipotini"), preoccupazione ("Avrai una vita più difficile"), disgusto ("Mi fai schifo/Devi curarti"), vergogna ("Chissà cosa dirà ora la gente/Non diciamolo alla nonna").

L'elaborazione di un'emozione implica prima di tutto che venga sentita, non negata ma espressa. Risulta importante quindi per un genitore condividere con qualcuno le emozioni suscitate dallo svelamento di un figlio, per esempio confrontandosi con altri genitori con figli omosessuali (consiglio la visione del documentario dell'associazione AGEDO "Due volte genitori" che racconta le storie di alcuni genitori con figli omosessuali).

Analogamente a quando detto per i figli, prendere atto che non si è soli lenisce il senso di solitudine e diversità, destruttura gli stereotipi negativi e fornisce esempi "vivi" di come i conflitti possono essere affrontati e superati.

I genitori (come i figli) hanno bisogno del tempo necessario per l'elaborazione di nuovi significati che la scoperta dell'orientamento omosessuale comporta.
Hanno bisogno di elaborare, accettare, integrare e, quindi, superare il dolore.
Hanno bisogno di liberare e attraversare le emozioni per ri-scoprirsi.

Cosa ne pensi? Se ti va di approfondire, ho scritto di omosessualità e adolescenza anche in un altro post di qualche tempo fa.

Se ti è piaciuto questo post e vuoi essere sempre aggiornato su argomenti che esplorano il benessere psicologico ed emotivo, puoi seguirmi sulla mia Pagina Facebook oppure scrivermi una email a pierluigi.gallucci@gmail.com