L'ideologia gender e l'ortopedia del desiderio

Uno spettro si aggira per le scuole, quello della cosiddetta teoria (o ideologia) "gender".

gallucci psicologo torino

Ricordo che anni fa a scuola chi era mancino veniva costretto a scrivere con la mano destra: la mano sinistra gli veniva legata dietro alla schiena perchè era considerata la mano del diavolo (!).
Se la maestra ripeteva che scrivere con la mano sinistra è un errore da correggere, è facile pensare che quei bambini e bambine con la mano legata dietro alla schiena potessero sentirsi diversi, problematici, cattivi perfino.

Oggi nessun insegnante si sognerebbe di dire ai suoi alunni che essere mancini è sbagliato. Come nessuno penserebbe che i mancini scelgono di esserlo.

Nemmeno le persone gay, lesbiche e bisessuali scelgono il proprio orientamento sessuale. Anzi, alcuni di loro, a causa dei disagi che provano per che ciò sentono, affermano che se potessero rinascere, vorrebbero essere eterosessuali, perchè pensano che la loro vita sarebbe più facile.

Non è quindi una questione di scelte: si può scegliere per esempio se abortire oppure no, se procedere con una fecondazione assistita o una maternità surrogata oppure no.

Il fatto di essere omosessuali non è materia di discussione o di scelta: lo si è.
Come alcuni hanno i capelli biondi, altri le orecchie a sventola o sono mancini. Come molti sono eterosessuali.

Cos'è dunque la fantomatica "ideologia gender"?
Secondo alcuni, sarebbe una teoria che pretende di inculcare nei bambini l'idea che travestirsi da femminucce (se maschietti) e viceversa sia normale. Che è pericoloso accettare l'omosessualità e la transessualità.
Genitori allarmati temono che i figli possano ricevere insegnamenti in grado di distorcere le loro menti. Che ci siano corsi obbligatori di masturbazione nelle scuole (!) imposti dall'Organizzazione Mondiale della Sanità (!!)
Tutto questo detto tra l'altro con toni e termini a dir poco scomposti da alcuni esponenti cattolici (cito tra gli altri "la teoria del gender edifica il transumano" oppure "è uno sbaglio della mente umana"), alla faccia del messaggio di amore e accoglienza cristiana.
Anatemi apocalittici e messaggi allarmistici degni di miglior causa.

Va detto a chiare lettere che la teoria del gender non esiste, è un'invenzione, una bufala non supportata da nulla di scientificamente valido nelle discipline psicosociali.

Esistono invece gli studi di genere o gender studies, un filone di ricerca anglosassone di antropologi, sociologi e psicologi che da decenni studiano la condizione delle donne e delle altre "minoranze" come le persone glbt, nell'evoluzione e nella storia dei contesti sociali e culturali.
Studi che hanno contribuito in modo significativo in molti campi (come psicologia, giurisprudenza, scienze sociali) alla riduzione, a livello individuale e sociale, dei pregiudizi e delle discriminazioni basati sul genere e l’orientamento sessuale.

I risultati di questi studi dimostrano che sessismo e omofobia, pregiudizi e stereotipi di genere sono appresi sin dai primi anni di vita e sono trasmessi attraverso la socializzazione, il rapporto con gli adulti di riferimento, la scuola, il linguaggio, la comunicazione dei mass-media, le norme culturali.

Basta per esempio leggere i comunicati dell'AIP Associazione Italiana di Psicologia e dell'AIS Associazione Italiana di Sociologia.

Il tema in questione quindi non è l’annullamento delle differenze biologiche tra uomo e donna, ma l’eliminazione del “gender gap”, che da sempre impone alla donne e alle altre minoranze una situazione di svantaggio sociale e relazionale, basata su stereotipi culturali e sociali che si auto-mantengono e si rinforzano, a meno che non vengano messi in discussione dall'educazione.

Nelle scuole dove sono attivi corsi di educazione emotiva, affettiva e sessuale, non si insegna ai maschi come travestirsi da femmine, né si spingono le bambine a diventare lesbiche.
Becere accuse, squallide insinuazioni e false notizie che hanno coinvolto, per esempio, poco tempo fa il kit ludico-didattico il Gioco del rispetto a Trieste.

Sono corsi che partono invece da un'idea molto meno paurosa, e molto più vera: che le persone possono nascere bionde, mancine, eterosessuali come omosessuali.

Nessuna terapia riparativa potrebbe convincere un mancino a diventare destro. Perché allora pensare che una persona eterosessuale potrebbe diventare omosessuale una volta saputo dell'esistenza dei gay?
Il piccolo Pietro continuerà ad essere quello che è.
E la piccola Cristina capirà che, se preferisce giocare con le macchinine invece che con le bambole, nessuno dovrà pensare che è strana, sbagliata o malata.

Favorire l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole e inserire progetti specifici sul genere e l’orientamento sessuale non significa promuovere un'inesistente “teoria gender”, ma fare chiarezza sulle dimensioni che fondano l'affettività e la sessualità, favorendo una cultura del rispetto delle differenze e mettendo in atto strategie preventive capaci di contrastare fenomeni come la discriminazione e il bullismo omofobico.

"Eh ma è troppo presto, i bambini sono bambini".
"Solo la famiglia si deve occupare di questo".

Quando sento queste obiezioni, spacciate per preoccupazioni educative, mi sembra sempre che siano gli adulti a difendersi dietro ai falsi miti e paure semplicemente perché noi stessi, per primi, non abbiamo elaborato le dimensioni della sessualità nel nostro percorso di vita.

Ciò che spaventa di più i genitori è la parola 'sesso', ancor di più se sta dentro alla parola 'omosessuale'.

Le ricerche effettuate con gli adolescenti affermano che le informazioni sulla sessualità sono arrivate a loro soprattutto attraverso gli amici, i mass-media e internet, all'ultimo posto c’è la famiglia.
E nei mass-media bambini e ragazzi trovano le immagini erotiche e pornografiche che ben conosciamo, basta guardarsi intorno. Non c'è nemmeno più bisogno di andare in un'edicola: sono a disposizione nei cellulari. A portata di mano, letteralmente.
E tutto questo succede anche nelle famiglie che si ritengono più attente.

Bambini e ragazzi tenuti all'oscuro e al riparo dalla cosiddetta "teoria gender", scoprono comunque presto cos'è e come si fa il sesso, ma in che modo?
Distorto, non realistico e irrispettoso.

Occorre che le domande che bambini e adolescenti si fanno anche sul proprio orientamento sessuale possano essere fatte in un clima dove gli adulti sanno essere sereni, competenti e adulti per davvero.
Può dare dispiacere o sofferenza che un figlio faccia coming out e si riveli come omosessuale, ma ha il diritto di essere ciò che è e di sentire quel che sente.
Non c'è nulla da riparare, nulla da curare.

Il lavoro che dobbiamo fare come psicologi, genitori, insegnanti, adulti è sulle paure che proviamo.
Non certo sulla negazione, stigmatizzazione o falsa ideologizzazione di ciò che ci spaventa, creando fantasmi che non esistono e cavalcati in modo irresponsabile.

Cosa ne pensate?

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