Quando muore un genitore

"I nostri genitori ci hanno lasciato un mucchio di pietre.
E il coraggio di sollevarle".
(dal film Ricomincia da oggi di Bertrand Tavernier)

I genitori sono persone uniche e speciali, come la relazione che abbiamo con loro.
Sono la nostra più antica relazione con gli altri e con il mondo, quella che ci fonda come persone.
Ci sono da sempre, da prima che nasciamo: sono le prime persone che abbiamo mai incontrato, le radici da cui partire.

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Anche se rientra nel corso naturale delle cose che i genitori muoiano prima di noi, quando li perdiamo da adulti, sia in modo improvviso o dopo una lunga malattia, rimaniamo spesso turbati dalla profondità e complessità delle emozioni che proviamo di fronte alla loro morte.

Si provano shock, incredulità e dolore, ma anche disperazione, rabbia e sensi di colpa. Come scritto anche per le fasi del lutto, i sentimenti che si attraversano sono molti e spesso contraddittori, e possono creare stress e confusione.
Sono emozioni che corrono il rischio di finire seppellite sotto il peso degli impegni e delle attività della vita quotidiana, mentre sarebbe invece opportuno dare loro possibilità di voce ed espressione.

La morte di un padre o di una madre rappresenta una perdita significativa che crea una serie di cambiamenti sia in noi in quanto persone singole, sia nell'equilibrio della famiglia e del rapporto tra generazioni.

Con la morte di un genitore, perdiamo una parte di noi stessi e della nostra storia: indipendente dal tipo di rapporto instaurato con loro (più o meno facile, più o meno difficoltoso), perdiamo un legame affettivo imprescindibile.
Dopo la perdita di un genitore, è facile sentirsi disorientati e “perduti”: all'improvviso, ci si può risentire come come un bambino abbandonato, anche se siamo in realtà degli adulti con una famiglia, un lavoro e una vita propria.

La morte di un genitore, in particolare, sollecita la riflessione sulla propria mortalità e ce la fa apparire incredibilmente vicina, più di quanto non la percepissimo fino a poco prima.
Questo perchè, con la scomparsa dei genitori, cambia il rapporto tra le generazioni: ci si ritrova in prima linea, non più protetti da chi c'era prima di noi.
Se prima ci potevamo ancora sentire “figli” di qualcuno, con la loro morte siamo noi a diventare la generazione più "anziana", a trovarci in primo piano. E questa nuova prospettiva può essere vissuta in vari modi, anche in funzione della propria storia personale.

Il lutto per la morte di un genitore è diverso per ciascuno non solo perchè ognuno ha un proprio modo e tempo personale per elaborarlo, ma anche perchè dipende dal momento di vita in cui succede: perdere un genitore cambia già solo se si è bambini, adolescenti o ormai adulti.

E anche all'interno della coppia, la morte dei genitori di uno o dell'altro può avere effetto, se non si riesce a condividere la sofferenza della perdita che coinvolge uno dei partner.

Quando uno dei genitori muore, cambia anche spesso la relazione con il genitore superstite. Se da figli eravamo abituati a vederli e sentirli come una coppia, con la morte di uno di loro, siamo costretti a fare i conti con il genitore che rimane vivendolo come con un individuo separato, non più attraverso la mediazione dell'altro.

Allo stesso modo, quando il genitore vedovo si "rifà" una vita e una famiglia, i figli adulti possono trovarsi in difficoltà di fronte ai nuovi legami che il genitore costruisce al di fuori della famiglia originale.

Con l'allungarsi della vita, infine, capita sempre più spesso che si perdano i propri genitori, quando si è già in età avanzata.
Si diventa così, per un periodo più o meno lungo, genitori dei propri genitori, con tutte le responsabilità e le fatiche che comporta accudire qualcuno che è stato, a suo tempo, responsabile e accudente nei nostri confronti, ma ora non è più in grado nemmeno per se stesso (magari dopo una lunga malattia invalidante).

Perchè nel caso dei genitori più che mai, la morte conclude la vita, ma non conclude una relazione che continua nella mente di chi sopravvive.

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