Assertività, la carta dei diritti che a volte dimentichiamo

gallucci psicologo torino

Quando lasciamo decidere agli altri, concediamo loro troppo spazio mettendo da parte noi stessi, li assecondiamo per evitare discussioni e malumori.

Quando non manifestiamo la nostra opinione anche se non siamo d'accordo e non ci esponiamo dicendo cosa pensiamo veramente, per paura di perdere stima, interesse, amore.

Quando mettiamo prima gli altri che noi stessi trascurando i nostri bisogni e desideri, perché si "deve" essere (sempre) disponibili.

Quando ci relazioniamo con un atteggiamento di passività, per paura di non piacere, di disturbare, di essere abbandonati.

Quando ci mostriamo sempre competenti e adeguati perché abbiamo bisogno di essere stimati e approvati.

Ma anche quando crediamo di potercela fare da soli, diventiamo competitivi, aggressivi, anche un po’ arroganti perché "per farsi rispettare bisogna fare così".
Quando sgomitiamo per farci sentire e vedere, cerchiamo di imporci alzando la voce...

Quante volte ci capitano situazioni del genere?
Quando queste situazioni accadono, non siamo assertivi.
Una persona è assertiva quando ha uno stile di comunicazione e comportamento caratterizzato da un atteggiamento positivo verso se stessa e gli altri.
Ben diversa da una persona passiva che rispetta gli altri, ma non se stessa
e da una persona aggressiva che invece rispetta se stessa ma calpesta gli altri.

La persona assertiva sa esprimere in modo chiaro ed efficace emozioni, sentimenti, convinzioni ed esigenze personali senza provare ansia o aggressività.

Esserlo significa mettersi al centro del proprio mondo per riuscire a dare un contributo alle relazioni, senza prevaricare gli altri o soffocare se stessi.
Avere il coraggio di essere chi siamo, semplicemente.

Poter costruire rapporti basati sulla reciprocità e autenticità e non sulla passività o aggressività.
Perché non sono gli altri ad approfittare di noi: semplicemente prendono lo spazio e il potere che noi lasciamo loro. Spesso siamo noi stessi a non riconoscere importanza e valore a quello che siamo e desideriamo o ad aver bisogno di imporci per farci sentire.

Ecco una mia piccola versione della "carta dei diritti" (che può apparire scontata, ma nella mia esperienza spesso non lo è) per costruire rapporti basati sulla reciprocità e l'autenticità, senza cadere vittima di prevaricazioni né prevaricare gli altri.

Da leggere (e rileggere) con calma e da esercitare nella vita quotidiana.

1. ho il diritto di fare qualsiasi cosa, purchè non danneggi nessun altro
2. ho il diritto di non giustificare i miei comportamenti adducendo ragioni, scuse o spiegazioni
3. ho il diritto di chiedere ciò che ritengo opportuno a un'altra persona, dal momento che riconosco all'altro l'identico diritto di rifiutare
4. ho il diritto ad avere ed esprimere opinioni personali non coincidenti con quelle altrui e ad essere ascoltato/a e preso/a in considerazione (non necessariamente condiviso)
5. ho il diritto di avere bisogni e necessità anche diverse da quelle delle altre persone
6. ho il diritto di chiedere aiuto
7. ho il diritto ad essere trattato sempre con rispetto
8. ho il diritto di essere me stesso/a e di essere unico/diverso
9. solo io ho il diritto di decidere se occuparmi o meno dei problemi degli altri, se essere responsabile per loro
10. ho il diritto di cambiare opinione, parere e modo di pensare
11. ho il diritto di sbagliare assumendomi le responsabilità delle eventuali conseguenze negative
12. ho il diritto di rifiutare una richiesta che mi porta via troppo tempo o risorse, di non soddisfare sempre le aspettative altrui, dire di no senza sentirmi in colpa
13. ho il diritto di dire “non capisco” a chi non mi dice chiaramente cosa si aspetta da me
14. ho il diritto di dire “non mi interessa” quando non voglio essere coinvolto/a in iniziative di altri
15. ho il diritto di dire “non so” quando mi si richiede una competenza che non ho.

Bene, ora che li hai letti... puoi ri-leggerli con calma, rifletterci e allenarti ad applicarli.
Buona lettura.

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