La fatica di crescere. La favola del salmone con gli occhiali

Tutti i passaggi da una situazione a un'altra comportano spesso una fatica dal punto di vista emotivo e psicologico.

Anche quando passiamo verso qualcosa che abbiamo scelto e che ci piace, ci sarà sempre una tensione del dover affrontare una situazione sconosciuta, nell'abbandonare quello che ci è familiare e noto.

Possiamo pensare a molti momenti della nostra vita: dall'uscita dalla famiglia di origine, al lavoro, al matrimonio, alla nascita del primo figlio, al crescere dei figli, alla morte dei propri genitori...

Per il bambino che cresce, cambiare ed evolvere è una condizione abituale e costante.
La favola che riporto con qualche riflessione (tratta dalla raccolta di racconti della collega Alba Marcoli) rende bene il senso della fatica che fa un bambino nell'abbandonare le sue sicurezze infantili per avviarsi verso l'adolescenza (e l'età adulta).

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Il salmone con gli occhiali
Di tutti i pesci che abitavano nel Bosco delle Sette Querce, i salmoni erano certamente i più affascinanti e misteriosi perché con il fiume compivano il viaggio lungo e difficile di discesa verso il mare e di ritorno al bosco nuotando contro corrente.
E così, ogni primavera, dal mare lontano, al nostro bosco arrivavano i salmoni che erano partiti in autunno e che dopo un viaggio faticosissimo ritornavano alle sorgenti dove erano nati per deporre le uova e fare sì che anche i loro figli nascessero nello stesso luogo dove erano nati loro.
Fu pure così che all'arrivo di una primavera i primi salmoni tornati dal lungo viaggio verso il mare lontano, scavarono dei solchi nel letto delle sorgenti e vi depositarono le loro uova che erano tantissime e le fecondarono perché la vita continuasse.
E dopo che furono passati altri giorni e altre notti, con l'aumentare del tepore dell'acqua ecco che dalle uova nacque un'infinità di piccoli salmoni che guizzavano nell'acqua, alla scoperta di tutti gli angoli della sorgente e di nuove avventure.
Fra tutte le famiglie di salmoni che popolavano ogni insenatura, ce n'era una che viveva in un'ansa del fiume, proprio là dove scendevano le acque dei ghiacciai, in un punto protetto e riparato; i genitori l'avevano cercato con cura perché i loro piccoli potessero crescere indisturbati fino a diventare abbastanza grandi da poter partire da soli per il loro viaggio verso il mare lontano.
E per prepararsi alla grande partenza i giovani salmoni andavano ogni sera ad ascoltare i racconti dei vecchi, perché l'impresa li affascinava terribilmente, ma allo stesso tempo li spaventava un po'.
Ma, come in tutte le favole che si rispettino, quella stagione, in mezzo agli altri, c'era un piccolo un po' strano, che si chiamava Giannino e che era sempre molto combattuto ogni volta che andava ad ascoltare i vecchi.
«Ma nel mare chi è che custodisce le storie di tutti?» aveva chiesto un giorno incuriosito.
«Sono il mare e il vento» gli aveva risposto un vecchio «il vento le racconta scrivendole sulle onde e le onde a loro volta le scrivono sulla sabbia del fondale. Non hai mai visto le righe che si rincorrono sulla superficie del mare e quelle che si disegnano sulla sabbia?»
«No» rispose Giannino rammaricato. «Come posso averle viste se non sono mai stato al mare? E poi io non sapevo che su delle righe ci fossero scritte delle storie. Come si fa a capirlo?»
«Eh già, è vero» rispose allora il vecchio «ma è semplice, si fa come sempre con tutte le cose. Bisogna imparare a leggerle.»
«Ma io le saprei leggere in questo momento?»
«No, nessun salmone che sia vissuto solo nelle sorgenti del bosco sa leggere le storie del mare.
Bisogna andarci ad abitare per imparare a leggerle, pian piano, giorno dopo giorno.»
«Come mi piacerebbe leggere le storie del mare!» aveva sospirato allora Giannino.
Perché dovete sapere che mentre da una parte questa avventura lo affascinava proprio, dall'altra lo spaventava moltissimo come tutte le cose nuove che lui non conosceva. E quando questo spavento si impadroniva di lui, la sua parte avventurosa che voleva andare fino al mare era messa sempre a tacere.
Anzi, c'era stata una volta, molto tempo prima, che la parte delle paure aveva preso il sopravvento sull'altra.
E così Giannino, quando lui era piccolo e questa parte era molto grande, aveva deciso poco a poco nella sua testa che lui al mare non ci sarebbe mai andato.
Finché furono la sua seconda primavera ed estate, la cosa non creò problemi, perché intanto i salmoni continuavano a crescere nelle loro sorgenti, ma appena il sole diminuì di calore e cominciò a calare sempre prima, quando anche il vento dolce e pieno di profumi si trasformò in una tramontana fredda che spazzava il bosco, ecco che i salmoni seppero che era arrivata l'ora della partenza per i piccoli cresciuti e cominciarono a fare i preparativi per andare verso il mare dove li aspettavano gli adulti.
E così ogni giorno un gruppo di salmoni partiva, e poiché sapevano che per far continuare la loro vita dovevano tornare a deporre le uova alla stessa sorgente dove erano nati loro e i loro genitori, partivano tutti rivolti all'indietro e si lasciavano trascinare dall'acqua del fiume, per imprimersi bene nella mente la strada del ritorno.
E ogni partenza era festeggiata da tutti nel bosco perché faceva parte dei suoi ritmi e dei suoi cicli ed era il segreto della sua vita, cosa che tutti sapevano e condividevano; tutti, tranne Giannino.
Il salmoncino ribelle si nascondeva a ogni partenza e usciva subito dopo.
Certo era più difficile vivere nella sorgente adesso che lui era diventato più grande.
E soprattutto c'era una cosa che gli dava fastidio: per i suoi occhi c'era troppa luce nell'acqua, tanto che si era dovuto persino mettere due foglie bucherellate davanti come un piccolo schermo per ripararsi.
E così Giannino, salmone con gli occhiali, si nascondeva accuratamente ogni volta che un gruppo partiva, finché arrivò la vigilia dell'ultima partenza e quella fu proprio una cosa drammatica.
Giannino si sentiva lacerato come se in lui ci fossero due individui diversi: uno voleva partire con gli altri, come succedeva da sempre a tutti i salmoni, ma l'altro voleva restare a tutti i costi.
«Parti, Giannino» diceva il primo «ormai sei troppo grande per restare nelle sorgenti e sei abbastanza forte e cresciuto per arrivare al mare!»
«Non partire Giannino,» diceva l'altro «lo sai anche tu che hai sempre avuto paura del buio, perché ci possono essere mille pericoli che tu non puoi vedere se non c'è la luce.»
«Ma se la troppa luce acceca i tuoi occhi tu non puoi vedere lo stesso» rispondeva l'altro «mentre al buio i tuoi occhi ormai grandi riprenderanno a funzionare e a distinguere le ombre pericolose».
«Non partire lo stesso» ribatteva l'altro «perché il mare non lo conosci, non ti è familiare come la sorgente del bosco, dove ogni pietra ti è nota. Il mare è nostro nemico come tutte le cose che noi non conosciamo. Resta qui con ciò che ti è familiare, che conosci già» ripeteva sempre più insistente.
«Ma se tu resti qui non potrai conoscere il mare e sapere quali siano le tue forze se per paura non le hai messe alla prova.»
«Eh, già,» ribatteva subito l'altro «e se poi non ce la fai e finisci in bocca a un pescecane? Pensa al tepore della tua tana, alla sicurezza, alla protezione che ti offre! Non troverai mai un rifugio che ti rassicuri così e ti protegga da chi è tanto più forte e grande di te.»
E intanto che le due parti parlavano Giannino aveva iniziato a fare un gioco.
Aveva preso tanti sassolini e ne aveva fatto due mucchietti, uno per la parte che voleva partire e uno per quella che voleva restare.
Ma, ahimè, era difficile decidere perché i due mucchietti erano quasi uguali.
Fu allora che gli venne in mente una domanda: «Ma i miei giochi? Dove restano?».
«Qui nel fiume» rispose prontamente la parte che non voleva partire per convincerlo del tutto.
«Non è affatto vero, anche i giochi partiranno per il mare,» ribatté l'altra convinta «saranno i tuoi amici che li porteranno via con loro per farli durante il viaggio e nelle nuove avventure del mare. Non ci saranno più giochi nelle sorgenti quando loro saranno partiti, per il semplice fatto che non ci saranno più piccoli!»
In quel momento, prima che il salmoncino ribelle potesse rispondere dentro di sé, tutte le pietre caddero sul mucchietto del salmoncino che voleva partire e a Giannino caddero anche gli occhiali.
E allora, nonostante lo sforzo che gli costava sopportare la luce del sole che filtrava attraverso l'acqua, egli vide improvvisamente una cosa che prima non aveva ancora visto .
Si rese conto che la sua tana era proprio diventata piccola, troppo piccola per lui e forse un giorno lui non ci sarebbe più entrato, visto che il suo corpo continuava a crescere.
E i suoi amici, anche quelli più cari, si stavano preparando tutti al grande viaggio, anche Guglielmo, il suo compagno del cuore, e anche Giorgetta, la sua compagna di giochi di quando era piccolo, e tutti lo chiamavano insistentemente con un vociare allegro che risuonava sulle sponde delle sorgenti del bosco.
A questo punto l'alba era già spuntata.
Giannino fece un rapidissimo calcolo nella sua mente, ma la voglia di conoscere il mare e il piacere di viaggiare insieme ai suoi amici diventavano sempre più forti dentro di lui.
Gli altri erano molto eccitati e continuavano a chiamarlo insistentemente: «Vieni, Giannino, ti abbiamo lasciato il posto in mezzo a noi!».
«Forza, sbrigati, guarda che il sole si sta già levando e si riflette sull'acqua!»
«Chissà che cosa scopriremo oggi!»
«Ma ci vuole tanto prima di vedere il mare?» domandavano i più impazienti.
«Ci vogliono 1154 anse del fiume e un po' di pazienza» rispondeva un vecchio sorridendo.
«Ecco che partiamo! Vieni qui, Giannino! No, no, proprio qui, è questo il tuo posto!»
Fu così che a quel punto la voce che dentro di lui voleva partire si alleò con quelle di fuori e divenne sempre più forte, aiutata com'era da tutto quel vociare allegro, finché sommerse l'altra voce, sempre più debole e sempre meno convinta, che poi finì per sparire del tutto.
Il salmoncino diede un ultimo sguardo alla sua tana, ma ormai si era lasciato andare alla corrente ed era pronto a partire insieme agli altri, anche lui eccitato come loro. A quel punto la sorgente aumentò la forza della corrente e poco dopo anche Giannino si trovò in viaggio, assieme a tutti gli altri, con lo sguardo puntato verso la direzione della sua tana.
E fu così che il vecchio fiume accompagnò ancora una volta attraverso le sue anse un altro gruppo di salmoncini, e poco a poco anche Giannino cominciò a darsi da fare, come tutti gli altri, per evitare i sassi troppo grossi e le cascate e gli ami dei pescatori e anche lui riuscì ben presto a destreggiarsi e a imparare tantissime cose, tutte nuove.
Dopo un po' di tempo si scoprì anche a pensare che era divertente scendere lungo il fiume, con tutti gli altri, vedere delle cose nuove e fare delle esperienze che lui non avrebbe neanche pensato che potessero esistere.
Ogni tanto, però, gli veniva in mente la sua tana e allora provava un po' di malinconia e doveva fare uno sforzo per trattenere le lacrime, al pensarla là vuota senza di lui. Ma subito dopo c'erano nuove cose che attiravano la sua attenzione e a ogni nuova prova Giannino scopriva con piacere di essere molto più forte di quanto lui non si fosse mai immaginato prima di partire.
Giannino fece dunque per intero il suo viaggio verso il mare.
E quando fu arrivato i suoi occhi stavano molto meglio nelle acque profonde di quanto non stessero nella sorgente e allora capì che quello era il posto giusto per i salmoni cresciuti.
E ben presto imparò anche lui a distinguere le presenze amiche da quelle nemiche, a evitare i pesci pericolosi e le reti dell'uomo e a sapersela cavare sia quando il mare era ricco di cibo, sia quando era povero.
E ogni sera, quando sulla terra tramontava il sole, il gruppo dei giovani salmoni usciva per andare alla Scuola del Mare.
E lì, poco a poco, anche Giannino imparò a leggere le strane lettere con cui il vento e il mare scrivevano da sempre le loro storie sulle onde e sulla sabbia del fondale.
E ogni giorno c'era una storia nuova, e ogni storia era fatta di cose simili e di cose diverse che facevano sì che ognuna di loro fosse unica fra le altre.
E tutte le storie, uniche, facevano insieme la storia del mare, unica anch'essa perché si rinnovava a ogni brezza di vento e a ogni mareggiata, ed era infinita come loro.
Passarono così due anni e ormai Giannino si era affezionato al mondo grande e misterioso del mare e si era quasi dimenticato della sua vecchia tana.
Finché un giorno arrivò il capo salmone e avvertì il branco che sulla terra stavano arrivando l'autunno e fra poco l'inverno, ed era giunta l'ora di risalire alle sorgenti del bosco a deporre le uova e a fecondarle per far nascere i nuovi salmoncini.
Così Giannino diede anche stavolta l'addio alla sua bella tana, così forte e sicura, e partì insieme agli altri per il suo lungo viaggio.
Sulla terra era passato un intero autunno e scendeva già la neve dell'inverno mentre i salmoni continuavano il loro viaggio.
E quando finalmente la neve smise di cadere e l'aria si fece un pochino più tiepida e l'acqua riprese a scorrere meglio, stanchi e stremati, i salmoni arrivarono alla foce del loro fiume e incominciarono a risalire verso le loro sorgenti.
Non era certo un viaggio facile da farsi, tutto contro corrente, in mezzo ai sassi e ai gorghi che li spingevano in giù, ma anche Giannino si trovò a fare balzi in alto e in avanti come gli altri salmoni e a tornare dritto verso la sua sorgente.
E quando finalmente, di balzo in balzo, Giannino si accorse che le sponde erano diventate gialle di primule, seppe che si stava avvicinando la fine del suo viaggio.
Il bosco si preparava, come sempre, a festeggiare il loro ritorno e gli animali uscivano a salutare i salmoni che arrivavano puntuali insieme alla primavera.
E alla fine Giannino sentì un tuffo al cuore: ecco lì la sua sorgente, quella dove era nato, che gli aveva fatto compagnia nel ricordo per tanto tempo.
Ora era felicemente tornato a casa ed era pronto a fecondare le uova che la sua compagna di viaggio, Giorgetta, stava depositando nei solchi di sabbia.
E così Giannino divenne il salmone padre di tanti piccoli salmoni e quando questi furono abbastanza cresciuti da poter provvedere da soli a se stessi, all'arrivo dell'inverno ripartì verso il mare insieme a Giorgetta e agli altri salmoni, riprendendo così la vita marina, fino al nuovo ritorno alle sorgenti della vita, come ogni anno, da sempre, a primavera.
E quando fu vecchio entrò anche lui a far parte dei saggi della Scuola del Mare e insegnò ai salmoncini giovani a leggere le righe delle storie di sabbia che il mare racconta da millenni scrivendole sui suoi fondali insieme al vento, e che cambiano continuamente a ogni mareggiata, per ripetersi di nuovo, sempre uguali e allo stesso tempo sempre diverse, a ogni ciclo e a ogni stagione della vita.
E se qualcuno volesse togliersi la curiosità di verificare la storia del salmoncino ribelle, può provare a camminare pazientemente lungo la riva del mare in una tranquilla mattinata di settembre, quando l'acqua è immobile e trasparente dopo una forte mareggiata, e fra le tante storie che il vento e la sabbia scrivono da sempre sul fondale, troverà anche quella di Giannino, salmoncino con gli occhiali.

L'abbandono dell'infanzia e la fatica del passaggio all'adolescenza

Questa favola racconta bene simbolicamente una parte delle emozioni che i bambini devono affrontare nel passaggio all'adolescenza, che è caratterizzato dal bisogno di staccarsi dai genitori trovando altre sicurezze fuori dalla famiglia, in genere nel gruppo dei coetanei.

È la situazione classica della crisi che consiste nel dover rinunciare al vecchio equilibrio, perché non è più adatto a fronteggiare una nuova realtà, anche se però non ne abbiamo ancora costruito un altro con cui sostituirlo.

In questa fase incerta, nel tentativo di portare a termine il processo di individuazione e differenziazione di sè, il preadolescente attraversa un periodo di particolare vulnerabilità, caratterizzato da comportamenti spesso difficili da capire e da accettare, spesso in contrapposizione al mondo degli adulti.

Tuttavia questo periodo della vita ha proprio bisogno di queste opposizioni, perché sono quelle che danno poi il coraggio di staccarsi dai genitori come uniche figure di sicurezza, per diventare indipendenti e seguire la propria strada.

Si tratta sicuramente di un periodo faticoso e difficile per i figli, ma anche per i genitori.
La fatica dei genitori è quella di capire queste opposizioni, mantenendo il proprio ruolo di adulto.
Inoltre, proprio perché il ricordo di quel periodo è in genere presente anche nella memoria dell'adulto, i genitori se ne sentono spesso toccati una seconda volta nel rivedere il proprio figlio.
Sorge allora un nuovo problema, quello di non proiettare su di lui la loro stessa esperienza, cioè la loro parte adolescente che vive nella loro storia.

Potremmo dedicare dunque questa favola anche ai genitori, perché la fatica è anche la loro, non solo dei figli.
Ma potremmo dedicarla anche a noi adulti, che continuiamo a crescere.


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