La volpe, l'uva e la dissonanza cognitiva

Capita spesso nella vita quotidiana che i risultati delle scelte che facciamo non corrispondano alle nostre aspettative.
Succede allora di trovarsi in una sensazione di disagio, legata all'incongruità che sentiamo.

Questo accade perché la mente è costantemente impegnata a far combaciare i nostri pensieri, emozioni ed esperienze e non tollera di buon grado il senso di incoerenza, il fatto che ognuna di queste variabili non vada nella stessa direzione.

La nostra mente tende all'armonia, e la percezione di una dissonanza ci pone quindi in una condizione di insofferenza.
Giustificare le proprie scelte contro ogni ragionevole dubbio è un processo psicologico molto comune noto come “dissonanza cognitiva”.

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“La volpe e l’uva”
Racconta la celebre favola di Esopo di una volpe affamata che voleva mangiarsi dell’uva che pendeva da una vite, ma non riuscendo a raggiungerla saltando, se ne andò brontolando fra sé e sé: “Tanto era acerba“.
La volpe tecnicamente mette in atto un autoinganno, una razionalizzazione che serve a ridurre la sensazione di fallimento e delusione.

Più di duemila anni fa, Esopo aveva descritto un processo psicologico molto comune, studiato scientificamente nel 1957 dallo psicologo sociale Leon Festinger.
Il processo della dissonanza cognitiva si riferisce alla situazione di disagio psicologico che proviamo nel momento in cui le nostre credenze o le nostre opinioni risultano in conflitto tra loro.
Tra i comportamenti, i pensieri e le emozioni deve esserci una certa coerenza.
Sarebbe difficile, ad esempio, odiare la formula 1, tifare per la Ferrari e andare a vedere un Gran Premio automobilistico.

Secondo Festinger, abbiamo bisogno che i nostri pensieri e i nostri comportamenti siano in armonia tra di loro, cerchiamo costantemente di raggiungere una nostra coerenza interna.
La disarmonia generata da credenze ed emozioni in conflitto ci procura infatti un disagio, che cerchiamo automaticamente di eliminare o ridurre in qualche modo.

La dissonanza cognitiva si può risolvere agendo sull'ambiente, agendo sulle proprie credenze, oppure agendo sui propri comportamenti.

È un processo che ognuno di noi compie di continuo senza rendersene conto. Perchè a nessuno piace sentirsi incapace, stupido o inadeguato e ciascuno cerca i modi per ridurre l’impatto e l’intensità delle sensazioni sgradevoli.
Qualche esempio
Quando si crede in forti valori o ideali (politici, religiosi, sociali, culturali ecc) che vengono messi in crisi...

Il fumatore che sa che il fumo è dannoso per la salute, ma sostiene che non fa più male di altri fattori...

Quando si decide di iniziare una dieta e ci si giustifica per gli sgarri alimentari che si fanno (“Tanto la inizio domani”)...

E in amore quante persone decidono di rimanere in una relazione ormai finita solo per paura di affrontare la solitudine?

Tutti esempi di autoinganni funzionali, che hanno cioè la funzione di ristabilire equilibrio e serenità, focalizzandosi su altre credenze che fanno da contrappeso.

Dato che si tratta di un meccanismo psicologico spesso automatico che inneschiamo per difesa, l’importante è esserne il più possibile consapevoli in modo da evitare che prendano il sopravvento e possano creare sofferenze sul benessere psicologico anche a lungo termine.

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