Tempo di vacanze

Ah l'estate...
Tempo di vacanze: al mare, in montagna, in città o a casa propria.
Tempo di "staccare" dal pilota automatico.

gallucci psicologo torino

Come trasformare l'invidia

L'erba del vicino è sempre più verde.
Così dice un proverbio popolare che testimonia quanto sia comune il sentimento dell'invidia.
Ma cos'è l'invidia? E come possiamo farne buon uso?

Il palloncino della felicità

"Una volta un gruppo di 30 persone stava aspettando un seminario. Prima di cominciare il relatore diede ad ogni persona un palloncino. Ad ognuno chiese di scrivere il proprio nome su di esso usando un pennarello. Poi tutti i palloncini furono raccolti e messi in un'altra stanza.

Alla riscoperta degli abbracci perduti

Numerose ricerche scientifiche hanno dimostrato quanto sono importanti abbracci, baci e carezze per l'essere umano.
È stato provato che il bisogno emotivo di affetto, di essere toccati, è una necessità fondamentale per la nostra esistenza. La sua assenza può provocare insicurezze, ansia e problemi psicologici sia da bambini sia nelle altre fasi della vita.

Il puzzle dell'identità sessuale (e un omino di marzapane)

La notizia è che d'ora in poi anche in Italia, si può impostare sul proprio profilo Facebook la propria identità di genere scegliendo fra più opzioni, non solo più semplicemente "uomo" o "donna".

Ciascuno di noi è una moltitudine. Ciascuno di noi si distingue per età, genere, origine etnica, orientamento sessuale, fede religiosa e tanti altri aspetti, alcuni provvisori, altri più stabili.
E nessuno di questi ci può riassumere completamente perchè la nostra identità è multicomponenziale.

Non fa eccezione l'identità sessuale che descrive il proprio essere sessuati ed è il risultato di una complessa interazione di aspetti biologici, psicologici, sociali e culturali.
Dal punto di vista psicologico le componenti dell'identità sessuale sono 4: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale.

Visto che nel senso comune e nelle teorie semplicistiche sono termini e concetti che spesso vengono confusi, proviamo a chiarirli un po', anche con l'aiuto di un omino di marzapane del "genere" (gender-bread), trovato in rete, che mi sembra graficamente azzeccato.

Adolescenti e omosessualità

E' l'adolescenza il periodo in cui la maggior parte delle persone diventa consapevole del proprio orientamento sessuale e affettivo (eterosessuale, bisessuale o omosessuale).
Cosa significa per un adolescente sentire di essere attratto affettivamente e/o sessualmente verso persone dello stesso sesso? Come può affrontare la domanda fondamentale dell'adolescenza ("Chi sono io?") in un contesto relazionale, sociale e culturale più o meno omofobico?
Gli adolescenti glbt, con i loro bisogni e angosce, devono affrontare specifiche sfide psicosociali che possono ostacolare oppure favorire un'esperienza di sè come persone gay, lesbiche, bisessuali e trans.

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Gli effetti dell'omofobia

Abbiamo visto come si manifestano le diverse forme dell'omofobia, dal singolo individuo al livello relazionale, fino al più ampio contesto istituzionale e socioculturale.

In questo panorama proviamo ora ad approfondire quali sono gli effetti psicosociali del pregiudizio omofobico sia direttamente sulle persone gay, lesbiche, bisessuali, trans, sia su quelle eterosessuali.

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I volti dell'omofobia

Dopo aver esaminato il concetto e termine di omofobia, ora vediamo quali sono le forme in cui si può esprimere.

Se consideriamo l'omofobia come un continuum multidimensionale, che comprende cioè le credenze, gli atteggiamenti e i comportamenti individuali ma anche le pratiche sociali e le rappresentazioni culturali rispetto all'omosessualità, possiamo analizzarla in 4 forme principali in continua interazione tra loro: intraindividuale, relazionale, istituzionale e culturale.

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Omofobia

Dopo la derubricazione dell'omosessualità come malattia, il DSM-III (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) del 1974 rimaneva come disturbo psichiatrico la nuova categoria dell'"omosessualità egodistonica", cioè solo la sofferenza rispetto al proprio orientamento sessuale.
Questa categoria clinica è stata poi rimossa nel 1987, quando si comprese che l'egodistonia può far parte del percorso di una persona omosessuale in un contesto stigmatizzante, omonegativo (ed è su questo residuo del paradigma patologico ormai superato che si basano le cosiddette terapie riparative o di conversione).

Le discipline psicologiche hanno cambiato quindi da tempo il loro oggetto d'interesse in questo campo: non ci si chiede più chi sono le persone omosessuali, in cosa si distinguono dagli eterosessuali, la causa del loro diverso orientamento sessuale, quanto invece perchè l'orientamento omosessuale è stigmatizzato, quali sono i meccanismi e le funzioni psicosociali del pregiudizio omofobico, com'è possibile intervenire per contrastare gli stereotipi e prevenire le discriminazioni.

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Lutto: come andare avanti?

La morte e la fine di un legame caro è un cambiamento importante e doloroso della vita, perchè si deve accettare la realtà che qualcuno di importante non è più con noi.

Si può sentire il bisogno di aggrapparsi a qualche traccia di familiarità, come mantenere (per quanto possibile) i ritmi normali di ogni giorno, la routine precedente la morte.
Scendere dal letto la mattina, andare al lavoro, occuparsi dei bambini o della casa, portare a spasso il cane, mantenere hobby o sport fanno parte del processo di elaborazione del lutto.

Schemi e abitudini quotidiane possono sostenere come impalcature (per non crollare), ma possono anche presentare delle insidie.
Come si fa a capire quando le attività iniziano a diventare iperattività? Come si può distinguere tra l'essere occupati in modo salutare e il distrarsi in modo dannoso?

Elogio della gratitudine (e 3 modi per praticarla)

Siamo spesso preoccupati per quello che non abbiamo o per le cose che non sono accadute e, di conseguenza, raramente ci rendiamo conto di ciò che invece abbiamo.
Ci sono sempre molte cose per cui essere riconoscenti, anche se troppo spesso tendiamo a non ricordarlo. Dimenticando il legame che esiste tra la nostra insoddisfazione e la gratitudine, o meglio, la sua assenza. 

"Voglio sapere" (poesia indiana)

Mi sono imbattuto in questa poesia della tribù indiana degli Oriah del 1890.
Mi fa piacere condividerla perchè l'ho trovata molto suggestiva e intensa anche dal punto di vista psicologico.

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"Non mi interessa cosa fai per vivere,
voglio sapere per cosa sospiri,
e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore. 
Non mi interessa quanti anni hai,
voglio sapere se ancora vuoi rischiare di sembrare stupido per l'amore,
per i sogni,
per l'avventura di essere vivo. 
Non voglio sapere quali pianeti minacciano la tua luna,
voglio sapere se hai toccato il centro del tuo dolore,
se sei rimasto aperto dopo i tradimenti della vita,
o se ti sei rinchiuso per paura del dolore futuro. 
Voglio sapere se puoi sederti con il dolore, il mio o il tuo,
se puoi ballare pazzamente e lasciare l'estasi riempirti fino alla punta delle dita,
senza cautela, senza realismo e senza pensare alle limitazioni degli esseri umani. 
Non voglio sapere se la storia che mi stai raccontando sia vera,
voglio sapere se sei capace di deludere un altro per essere autentico a te stesso,
se puoi subire l'accusa di un tradimento e non tradire la tua anima. 
Voglio sapere se sei fedele e quindi di fiducia. 
Voglio sapere se sai vedere la bellezza anche quando non è bella tutti i giorni,
se sei capace di far sorgere la tua vita con la tua sola presenza. 
Voglio sapere se puoi vivere con il fracasso, il tuo o il mio,
e continuare a gridare all'argento di una luna piena. 
Non mi interessa sapere dove abiti o quanti soldi hai,
mi interessa se ti puoi alzare dopo una notte di dolore, triste o spaccato in due,
e fare quel che si deve fare per i bambini. 
Non mi interessa chi sei, o come hai fatto per arrivare fin qui,
voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco senza retrocedere. 
Non voglio sapere cosa hai studiato, con chi o dove,
voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l'ha fatto. 
Voglio sapere se sai stare da solo con te stesso,
e se veramente ti piace la compagnia che hai in quei momenti vuoti".

Cosa ne pensi? Ti è piaciuta?
A me ha colpito molto, tra gli altri, il punto in cui recita "voglio sapere cosa ti sostiene dentro, quando tutto il resto non l'ha fatto".
E a te quale passaggio ha colpito di più?

Se ti è piaciuto questo post e vuoi essere sempre aggiornato su argomenti che esplorano il benessere psicologico ed emotivo, puoi seguirmi sulla mia Pagina Facebook oppure scrivermi una email a pierluigi.gallucci@gmail.com

Quando muore un animale domestico

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In memoria di Mirta (1999-2014)

Quando si perde un animale domestico (cani, gatti, roditori, uccelli, pesci ...), il dolore è una risposta normale e fisiologica al lutto.

Molto spesso l'animale è considerato un amico, un compagno, un membro della famiglia, e la sua morte è intensamente dolorosa, soprattutto se rappresentava la principale fonte di compagnia.

In un recente studio americano sulle principali cause di depressione, gli intervistati hanno indicato, tra le prime 5 posizioni, la perdita del proprio animale. Questo rende bene l’idea dell’impatto emotivo che può avere questo evento.

Fare i conti con la rabbia nel lutto

Molti si aspettano di provare solo tristezza quando muore qualcuno, ma forse non si aspettano di sentirsi arrabbiati.
La rabbia tuttavia è una normale componente del processo del lutto, una fase che bisogna attraversare per elaborare la perdita.

Eppure, sentire

Mi piace il verbo sentire.
Sentire il rumore del mare, sentirne l'odore.
Sentire il suono della pioggia che ti bagna le labbra, sentire una penna che traccia sentimenti su un foglio bianco.
Sentire l'odore di chi ami, sentirne la voce e sentirlo col cuore.
Sentire è il verbo delle emozioni, ci si sdraia sulla schiena del mondo e si sente...
(Alda Merini)

Lutto: il primo impatto con la morte

"E' come se avessi inserito il pilota automatico. Mi sono chiuso in me stesso, come in una bolla, come se le mie emozioni fossero congelate". (Paolo, un paziente)

Come ho scritto in altri post, quando qualcuno ci lascia, possiamo reagire in modi diversi.

Cosa (e dove) stai cercando? La storia del tesoro sepolto

Dedicato a tutti coloro che sognano e desiderano, che si immergono nelle domande e cercano risposte.

C’era una volta, nella città di Cracovia, un vecchietto pio e altruista che si chiamava Izy. Per diverse notti di seguito, Izy sognò di andare a Praga e di arrivare fino ad un ponte sopra un fiume. Sognò che sulla riva del fiume, sotto al ponte, c’era un grande albero frondoso. E sognò di scavare una buca accanto all'albero e di trovare un tesoro che gli avrebbe portato il benessere e la tranquillità per tutta la vita.